Cosa ha annunciato Anycubic con la Kobra S1 Max

Anycubic ha appena lanciato sul mercato la sua ultima stampante a filamento (FDM): la Kobra S1 Max, una CoreXY chiusa con un volume di stampa di 350×350×350mm e un ecosistema modulare che promette fino a 16 colori. Quello che mi colpisce di più dell'annuncio è la combinazione di specifiche che qualche anno fa avevano solo le Qidi X-Max 3 o le Raise3D da 3000€+.
La macchina ha una camera riscaldata attivamente a 65°C, un hotend capace di raggiungere i 350°C e velocità massime di 600mm/s con accelerazioni di 20.000mm/s². Sulla carta, siamo davanti a una proposta che punta dritta al segmento professionale e semiprofessionale, ma con un posizionamento di prezzo che la mantiene accessibile per il maker avanzato.
La confezione include due ugelli in acciaio temprato (0,4mm installato e 0,6mm aggiuntivo), il che indica già che Anycubic si aspetta che lavori con materiali abrasivi fin dal primo giorno. La compatibilità con il sistema ACE 2 Pro per il multicolore è la ciliegina sulla torta: ogni unità gestisce 4 filamenti con essiccazione attiva durante la stampa, e puoi collegare fino a 4 unità per arrivare a quei 16 colori citati nelle specifiche.
Come si posiziona rispetto alla Kobra S1 (cosa cambia sulla carta)
La differenza più evidente è il volume: secondo Anycubic, parliamo di 2.74 volte più spazio di stampa rispetto alla S1 standard. Ma il vero cambiamento va ben oltre le dimensioni. Mentre la S1 è una macchina cartesiana aperta pensata per l'utente medio, la S1 Max è una CoreXY completamente chiusa pensata per il lavoro serio.
Il salto in capacità termica è enorme. La S1 standard non ha la camera riscaldata, mentre la Max mantiene attivamente 65°C. Non è un capriccio: con quella temperatura puoi stampare ABS, ASA e nylon senza warping, cosa impossibile su una macchina aperta. Anche l'hotend alza la posta, passando da temperature standard a quei 350°C che ti aprono le porte al policarbonato e ai filamenti per FDM con fibra di carbonio di fascia alta.
L'architettura CoreXY rispetto al sistema cartesiano della S1 significa meno massa in movimento e, in teoria, maggiore precisione ad alte velocità. Anycubic promette che quelle accelerazioni da 20k non sono solo numeri carini sul sito, anche se resta da vedere se il telaio regge senza risonanze quando la spingi davvero al massimo.
Volume di stampa e velocità: cosa promettono le specifiche
I 350mm cubici di volume ti portano nel territorio della stampa su scala seria. Per dare un'idea, ci stanno prototipi funzionali completi, scocche grandi senza doverle dividere, o tirature di produzione discrete di pezzi medi. Le dimensioni totali della macchina (502.7×483×584mm) sono contenute per quello che offre, anche se ti servirà per forza uno spazio dedicato.
Siamo chiari: nessuno stampa produzione reale a quella velocità. È il classico dato di marketing che raggiungi solo nei movimenti di travel o in test specifici. In pratica, se riesci a stampare velocemente con una qualità decente su pezzi reali, sei già più che a posto. Le accelerazioni di 20.000mm/s² invece sono più rilevanti: significano meno tempo perso nei cambi di direzione e, se il firmware gestisce bene l'input shaping, potresti vedere miglioramenti reali nei tempi totali di stampa.

Il sistema richiede 2200W a 220V (1000W a 110V), segno che riscaldare tutto quel volume a 65°C non è gratis dal punto di vista energetico. Anycubic dichiara 55dB con il riscaldamento attivo, un valore ragionevole per una macchina di questo calibro, anche se non mi aspetterei di tenerla nella stanza in cui dormi.
Ecosistema ACE Pro ed estrusore diretto: cosa mi colpisce
L'ACE 2 Pro è dove Anycubic prova davvero a distinguersi. Ogni unità (368×291.5×236,5mm) gestisce 4 filamenti con essiccazione attiva durante la stampa. Non è solo un selettore di filamento: mantiene il materiale in temperatura mentre aspetta il suo turno, cosa fondamentale con il nylon o i materiali igroscopici che assorbono l'umidità dell'aria come spugne.
Ho visto troppe bobine di filamento rovinate per averle lasciate un weekend all'aria. Se mantiene davvero il materiale asciutto mentre aspetta, allora ben venga.
Il massimo di 16 colori collegando 4 unità suona spettacolare, ma siamo realisti: lo spreco dovuto allo spurgo a ogni cambio colore è inevitabile con qualsiasi sistema a ugello singolo. La storia dei 16 colori suona bene sulla carta e non è una cattiva idea, ma lo spurgo e i profili restano una gran rottura con qualsiasi sistema a testina singola. Va anche aggiunto che, con la tendenza dei nuovi sistemi multicolore basati su CMYK come Bambu, ha tutta l'aria che questo stile di multicolore con più di 4 bobine finirà nel dimenticatoio nei prossimi anni. Per lavori multicolore occasionali o prototipi con codici colore, ottimo. Per una produzione multicolore intensiva, preparati a generare chili di torre di spurgo.
L'estrusore diretto con gli ugelli in acciaio temprato di serie indica che Anycubic si aspetta che ci metta materiali tecnici fin dal primo minuto. Con temperature fino a 350°C, puoi lavorare con PA6-CF (nylon con il 20% di fibra di carbonio) che richiede 270-300°C all'ugello, o persino avventurarti con il policarbonato puro.
Cosa mi lascia dubbioso prima di averla in laboratorio
La mia prima preoccupazione è la gestione termica reale di quella camera a 65°C. Mantenere una temperatura uniforme in 350mm³ non è banale, e se ci sono gradienti importanti tra il centro e gli angoli, vedrai warping sui pezzi grandi anche usando ABS. Le prime recensioni saranno cruciali per capire se la distribuzione del calore è omogenea o se è l'ennesimo caso di "specifica tecnicamente vera ma praticamente ottimistica".
Anche la questione multicolore mi lascia perplesso. Sì, l'essiccazione attiva dell'ACE 2 Pro è un punto a favore, ma gestire i profili per 4 filamenti diversi (per non parlare di 16) con temperature, retrazioni e velocità ottimali è un inferno di calibrazione. E questo senza contare lo spreco inevitabile a ogni cambio. Le specifiche sembrano fantastiche, ma finché non vedo test reali cronometro alla mano, tengo a freno l'hype.
La potenza elettrica di 2200W mi fa pensare alla bolletta della luce con tirature lunghe. Se devi mantenere 65°C durante stampe da 20-30 ore, il consumo si fa sentire. E anche se 55dB non sono uno scandalo, sono un rumore costante che può dare fastidio se hai il laboratorio vicino alle zone abitate.
A chi può convenire aspettarla e a chi no
Se stai ancora combattendo con la tua Ender 3, questa macchina è un salto quantico. CoreXY chiusa con camera riscaldata a questo prezzo... fino a due anni fa era impensabile. E guarda, se stampi (o hai intenzione di stampare) PA-CF o PC, quell'hotend da 350°C ce l'hai di serie. Niente più acquisti del V6 in rame o del Dragon da 500 euro.
Però, se hai già una macchina decente e cerchi un bel multicolore per miniature o modelli decorativi, non farti illusioni. Il sistema di spurgo a ugello singolo non sarà mai pulito come una Bambu con AMS. E se la tua priorità è la velocità pura per la produzione, forse una Voron o simili con un tuning specifico ti daranno risultati reali migliori che inseguire i 600mm/s teorici delle specifiche.
La mia previsione: se le prime recensioni confermano che la camera mantiene una temperatura stabile e l'ACE 2 Pro gestisce i cambi senza drammi, Anycubic avrà centrato in pieno lo sweet spot. Se invece salta fuori che i 65°C sono più che altro 50°C negli angoli e il multicolore è una sagra di intasamenti, sarà l'ennesima macchina con specifiche belle che non mantiene le promesse nell'uso quotidiano. Personalmente, scommetterei che Anycubic ha azzeccato il rapporto qualità/prezzo, ma l'ACE Pro mi lascia seri dubbi basandomi sul feedback della prima versione... Quindi staremo a vedere!
Happy printing! 🤘
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